Una lettura che ci porta in un modo di vivere distante, in ambienti sconosciuti, in cui troviamo spazi potentemente noti, perchè tutti apparteniamo al genere umano. Nel cuore della Persia, un uomo, ci porta dentro la sua casa, dove prendono forma emozioni, storie, paure, esperienze. Ascolteremo la voce di chi sopporta l’oppressione, di chi sceglie di ribellarsi, di chi osserva ciò che avviene. Il tempo scorre in questo romanzo e ci mostra le molte sfaccettature dell’esistenza umana. Cosa può fare l’essere umano di fronte al procedere della vita? il desiderio ci spinge spesso verso nuovi territori, nonostante i numerosi pericoli che possiamo incontrare, come avviene durante l’adolescenza e nel corso dei cambiamenti che costellano la nostra esperienza. Spinte aggressive, vitali, intensamente trasformative. Ma tutto questo ci porta ad osservare, con dolorosa inquietudine, chi resta fermo, oppure chi si sposta con velocità diverse dalla nostra. Impariamo, con il tempo, che l’altro non ci segue nei nostri percorsi, che resta qualcosa di inafferrabile nella natura umana, che ci porta a continuare nel nostro incedere, tollerando un’inevitabile solitudine. Aga Jan, il protagonista di questo romanzo, osserva la vita intorno a lui, la pensa dentro se stesso, crea significati, intreccia fili, come un tessitore esperto che legge in quelle trame il senso della propria esistenza. Cosa ci porta a fare delle scelte? cosa ci impedisce di scegliere? una lettura piena, intensa, vera, che ci conduce nei meandri dell’esperienza umana, seguendone le tessiture senza rinunciare ai tanti sentieri che possono dipanarsi di fronte a noi. E allora, possiamo sentirci intimamente legati a chi non è in grado di esprimere alcunchè, a chi strilla a gran voce il proprio dissenso, a chi, dimenticando che l’altro è anche lui stesso, programma l’uccisione di esseri umani, a chi osserva impotente l’ambigua natura dell’uomo. Quale posizione prendere? questo libro ci permette di avvicinare le molteplici angolature che sono dentro di noi, riconoscendo con coraggio che il saggio non è colui che osserva dall’alto ciò che avviene, ma colui che è realmente in grado di mettere mano a tutto questo, senza sottrarsi al dolore individuale, alla violenta lotta delle passioni, all’ambivalente apparenza del mondo che lo circonda. L’autore, con una profondità rara, ci permette di non dimenticare l’intima natura dell’uomo, che non può mai ergersi a giudice di un altro, ma può solo sostare nell’incontro vero, fino a quando avrà coraggio di avvicinare aree profonde, difficili, ambigue. Permettiamoci di guardare con umana compassione a tutti i protagonisti di questa storia, ricordando con coraggio che qualsiasi esperienza chiede di essere vissuta con la dolorosa realtà di sentirci umani tra gli umani, quindi fragili, complessi, esistenti. Un libro che ci riconcilia con la nostra essenza più profonda.
Psicoanalisti dell’Associazione Psicoanalitica Gradiva
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