Dopo aver lavorato tutta la vita con bambini e adolescenti presso la Tavistock Clinic di Londra, Isca Salzberger-Wittenberg scrive a quasi novanta anni questo testo illuminante sulle esperienze di fine e inizio, non solo in psicoterapia, ma nel corso della vita di ognuno. Un’impresa ambiziosa, che tuttavia riesce ad arrivare al lettore con semplicità e con tutta l’evidenza dell’esperienza diretta. La Wittenberg, psicoterapeuta psicoanalitica di bambini, adolescenti e adulti, ha lavorato alla Tavistock Clinic e ne è stata per dieci anni la vicepresidente. Senior tutor nel training clinico per psicoterapeuti infantili, ha cinquant’anni di esperienza di insegnamento nei seminari di Infant Observation. E’ stata professore a contratto presso l’Università di Torino e di Klagenfurt ed è membro onorario della Tavistock Clinic. Ha pubblicato libri, articoli e studi in riviste specializzate; il presente lavoro, Experiencing Endings and Beginnings (traduzione italiana: sulla fine e sull’inizio, Astrolabio, 2015), è il suo terzo libro. Con taglio e scrittura sorprendentemente accessibili per il lettore, l’Autrice inizia una disamina a partire dalle esperienze che facciamo all’inizio della vita. Ciò che viene sottolineato, è l’importanza che esse rivestono nell’influenzare il modo in cui entriamo in relazione con gli altri e reagiamo alle situazioni della vita. Neville Symington, nelle toccanti parole della prefazione afferma : “ Il bambino, fin dal primissimo anno, anzi fin dal grembo materno, si protende oltre la madre, verso il mondo intero”. E’ questo primario interesse da parte del bambino ad andare verso la madre, questo senso di stupore e di meraviglia di fronte alla bontà di questa madre che lo nutre e lo fa sentire bene e amato, come afferma a più riprese l’autrice, che testimonia come vi sia una capacità di meravigliarsi fin dall’inizio. Il primo e fondamentale elemento di stupore è l’esistenza stessa. Ma la nascita non è soltanto un inizio, ma anche una fine. E’ la fine della vita all’interno del corpo materno e l’inizio di un’esistenza separata nel mondo esterno, con ogni probabilità è il cambiamento più drammatico che subiamo. Le prime separazioni ci conducono, fin dall’inizio della vita e per tutta la vita stessa, al desiderio di trovare nuovi modi di entrare in relazione. L’Autrice apre considerazioni sul periodo dello svezzamento, momento durante il quale si verifica la prima importante perdita per il bambino ma anche per la madre: quella determinata dall’intima relazione di allattamento al seno. Lo svezzamento rappresenta una fase cruciale dello sviluppo, che mette alla prova, come ogni perdita successiva, la capacità di conservare la speranza, l’amore e la gratitudine, nonostante la frustrazione e il dolore emotivo. La Wittenberg prosegue, poi, sollevando la questione di cosa renda possibile ad un bambino affrontare la separazione, in particolare nel momento dell’ingresso all’asilo. Ci si interroga anche sul modo in cui possano essere affrontate le esperienze di inizio e di fine nella scuola sottolineando che, se il bambino può conservare una buona esperienza passata internamente, nonostante la perdita esterna, egli potrà permettersi di entrare in una nuova fase di vita con maggiore fiducia. L'ingresso nell'università rappresenta un momento di snodo importante, che se da un lato è contraddistinto da eccitazione per la nuova esperienza, dall'altro è connotato da profondi cambiamenti nello stile di vita e relativi sentimenti di insicurezza. Altrettanto significativo, l'ingresso nel mondo del lavoro, che per molti può significare trovarsi di fronte ad una realtà deludente. Una particolare attenzione verrà dedicata all'esperienza del matrimonio, in tutte le sue implicazioni, sia dal punto di vista interno che della realtà esterna. Si sottolineerà come il rapporto con i propri genitori cambi profondamente in questa fase e come quanto più i genitori sono disposti a lasciar andare i figli, tanto più è probabile che questi vogliano rimanere in contatto con loro, anche se su una base diversa, più adulta. Che cosa accade nel momento in cui si desidera un figlio e si diventa a propria volta genitori? Cosa comporta per entrambi i partner, sentire di desiderare un figlio e non riuscire ad averlo? In che modo il diventare genitori modifica profondamente e durevolmente le specifiche personalità di entrambi e la coppia nel suo insieme ? Questi ed altri interrogativi vengono esplorati in modo affascinante in questa sezione del libro. Proseguendo la riflessione, percorriamo l’esperienza fondamentale del lutto all’interno della nostra vita, dove alla perdita esterna si affianca una condizione interna di percezione di un vuoto, poiché una parte essenziale di sé se ne è andata, lasciando una mancanza incolmabile. L’autrice esprime poi delle considerazioni sul dolore che molti provano per le perdite connesse al pensionamento, momento pericoloso per coloro che hanno utilizzato il lavoro, nel corso della propria vita, come difesa contro il disagio interiore. Una parte considerevole, a conclusione del lavoro, è dedicata alle implicazioni emotive profonde connesse all’arrivare ad un’età avanzata ed al dover fronteggiare la fine della vita. Che cosa rende possibile accettare la transitorietà della vita, tollerare le perdite crescenti, fronteggiare la perdita della propria vita e tuttavia continuare a crescere, a migliorare, o almeno mantenere, la propria forza emotiva e spirituale? A partire da questi presupposti - corredata da una esposizione di casi clinici desunti dalla sua lunga esperienza di psicoanalista – l’esplorazione della Salzberger Wittenberg opera ad ampio raggio, spaziando tra le diverse esperienze di fine e di inizio di una nuova condizione di vita, fino ad arrivare alla fine di tutte le fini – quella della nostra vita. Così la Salzberger Wittenberg riassume la genesi e gli intenti di questo libro: