Sabato 8 novembre 2025 si è tenuto presso l’Associazione Psicoanalitica Gradiva il primo incontro dello spazio di supervisione clinica con riflessioni teorico-cliniche. Erano presenti 15 persone, psicoterapeuti e psicologici. L’associazione nasce con l’intento di offrire uno spazio di incontro, pensiero e scambio fra professionisti dell’ambito psicologico, psicodinamico e psicoanalitico. Gradiva si propone di promuovere momenti di supervisione clinica, letture guidate di testi psicoanalitici, seminari e convegni, rivolgendosi a psicologi, psicoterapeuti, medici e psichiatri interessati ad approfondire e mantenere vivo il dialogo con il pensiero psicoanalitico. L’incontro, svoltosi in presenza, è stato inaugurato con una supervisione gruppale di un caso clinico. La seconda parte è stata dedicata alla lettura condivisa del volume Melanie Klein: il suo impatto sulla psicoanalisi oggi, a cura di Spillus, e, nello specifico l'articolo di Bion "Attachi al legame", con l’intento di mettere in dialogo teoria e pratica e di approfondire collettivamente i temi emersi nella prima parte.
Fin dall’inizio si è respirato un clima di ascolto partecipe, curiosità e apertura, che ha consentito a ciascun partecipante di esprimere liberamente le proprie riflessioni e risonanze emotive. L’atmosfera è stata quella di un gruppo pensante, capace di tollerare l’incertezza dei micro movimenti nel processo terapeutico e, il non sapere, elementi essenziali del lavoro psicoanalitico. Il gruppo si è configurato come un vero e proprio contenitore collettivo, una mente estesa che ha permesso di accogliere e trasformare le emozioni e le tensioni emerse nel corso della discussione. In tal senso, la supervisione ha assunto la forma di un campo analitico condiviso, nel quale le funzioni di pensiero si sono distribuite e integrate attraverso la partecipazione di tutti. La riflessione si è focalizzata sulle dinamiche emotivo-affettive e relazionali che attraversavano la relazione terapeutica presentata, con particolari riferimenti alle esperienze precocci che si materializzano nel transfert.
Sono emersi temi centrali della teoria bioniana del contenitore-contenuto, della reverie e della funzione alfa del clinico. Si è approfondito come il terapeuta, attraverso la propria capacità di sintonizzarsi, accogliere, elaborare e restituire i contenuti affettivi grezzi del paziente, possa trasformare le emozioni non ancora digeribili in pensiero. Il clinico diviene così colui che “pensa al posto del paziente”, finché quest’ultimo non sviluppa internamente la capacità di pensare le proprie emozioni, grazie all’esperienza ripetuta di essere contenuto e tenuto a mente.È stato sottolineato il ruolo del rispecchiamento affettivo come esperienza fondante del riconoscimento di sé nello sguardo dell’altro, e la necessità che il clinico sopravviva agli attacchi distruttivi e alle angosce proiettate dal paziente senza controreagire. La capacità del terapeuta di non spaventarsi e di restare presente e pensante consente al paziente di sperimentare un legame riparativo e un oggetto interno buono e stabile, capace di resistere, contenere e soprattutto tenere. Nel corso della discussione sono emersi i temi delle prime esperienze sensoriali e corporee, della pelle come confine psichico e della costruzione del Sé attraverso la differenziazione tra mondo interno ed esterno. Si è fatto riferimento ai contributi di Melanie Klein, in particolare alla dinamica degli oggetti parziali scissi, proiettati e successivamente reintroiettati, il cui processo di integrazione rappresenta un passaggio fondamentale dalla frammentazione all’integrazione del Sé. Sono stati inoltre esplorati i temi della simbiosi, dei livelli relazionali precoci e dell’assenza della funzione paterna come elemento terzo e separatore, riflettendo su come tali configurazioni si riattualizzino nella relazione di transfert e controtransfert. Un ampio spazio è stato dedicato alla riflessione sul controtransfert del clinico, e alla necessità di riconoscere e tollerare le proprie risonanze emotive senza agire in risposta alla seduzione, all’idealizzazione o alla tendenza a “salvare” il paziente. Si è discusso della difficoltà di mantenere un equilibrio fra vicinanza e distanza, ponendosi come un oggetto sufficientemente stabile e non invasivo. In questo contesto, sono stati richiamati Ferenczi e il suo capolavoro "Confusione delle lingue tra adulti e bambino" utile per comprendere i vissuti sensuali e affettivi originari nel rapporto madre-bambina e la loro ripetizione nella relazione terapeutica. Si è fatto riferimento anche ai lavori di Gaddini sulla ruminazione mentale e sulle protofantasie, esperienze precoci non rappresentabili ma profondamente attive nella vita psichica. Inoltre, ci si è cimentati in esercitazioni cliniche in cui ciascuno ha potuto riflettere su come avrebbe potuto rispondere al paziente, aprendo il confronto sulle possibili letture intrapsichiche, relazionali e di transfert. La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla lettura di un testo di Melanie Klein e all’approfondimento del concetto bioniano di “attacco al legame”, attraverso la discussione di due esempi clinici. La lettura collettiva ha permesso di collegare la teoria alla pratica appena esplorata, mostrando come gli attacchi al legame e alla funzione di pensiero si manifestino non solo nel paziente, ma anche nella mente del clinico e nel campo relazionale. Il lavoro di gruppo ha così favorito un’elaborazione condivisa, restituendo l’immagine della psicoanalisi come spazio di continua costruzione e trasformazione. Questo primo incontro ha assunto un valore simbolico di nascita: la costituzione dell’associazione Gradiva segna l’avvio di un percorso che si propone di custodire e rinnovare il pensiero psicoanalitico, favorendo la trasmissione tra generazioni di clinici e la costruzione di una comunità di pensiero viva e dialogante. La varietà delle esperienze e delle formazioni presenti ha contribuito a creare un clima fertile, nel quale la differenza è diventata risorsa e la parola condivisa strumento di crescita. L’incontro ha rappresentato un’esperienza significativa di pensabilità condivisa e di incontro autentico. La possibilità di mettere in comune le risonanze emotive e di assistere alla loro trasformazione in pensiero ha reso tangibile la forza vitale della psicoanalisi come pratica dell’ascolto e del pensare insieme. Il nome dell’Associazione, Gradiva, richiama la figura resa celebre da Freud nel suo saggio Il delirio e i sogni nella Gradiva di Jensen (1907): colei che “avanza” incarna il movimento della vita psichica che, attraverso il sogno, la fantasia e l’incontro con l’altro, consente la riemersione del rimosso e la possibilità di guarigione e trasformazione. In questa stessa direzione, l’associazione si propone come luogo che accompagna il cammino del pensiero psicoanalitico, favorendo l’incontro, la riflessione e la crescita condivisa — uno spazio in cui le emozioni possano trasformarsi in pensiero e la solitudine del clinico possa trovare nel gruppo un luogo di risonanza, contenimento e creatività. Prossimo appuntamento sabato 13 dicembre ore 10 per discutere nuovamente di materiale clinico. Per chi lo desidera vi chiediamo di prenotarvi per presentare i vostri casi clinici e scrivere una mail al seguente indirizzo: associazionegradiva@libero.it
Giorgia Acchioni
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