Wilfred Ruprecht Bion (1959), Attacchi al legame. In Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, Trad it. Armando Editore, 2009.

Pubblicato il 11 marzo 2026 alle ore 17:14

Un articolo fondamentale, che è sempre utile ed interessante rileggere. Bion, attraverso riflessioni teoriche ed esempi clinici, approfondisce gli attacchi distruttivi che il paziente porta avanti contro qualsasi cosa che percepisca come un legame tra oggetti. Tale distruttività ha origine da attacchi distruttivi verso esperienze primitive di legame. Attraverso il meccanismo dell'identificazione proiettiva, la mente può disporre di frammenti dell'Io, che si sono originati a causa della propria distruttività. Si insatura così, nel mondo interno, un oggetto distruttivo che non permette di avvicinarsi alla complessità dell'emozione, necessaria per l'accesso alla posizione depressiva. I legami, quindi, che sopravvivono agli attacchi, hanno al loro interno un caratterere persecutorio, perverso, talvolta sterile. Interessante trovare in questo scritto sia un accenno alla predisposizione individuale all'aggressività, all'odio e all'invidia, ma anche il ruolo dell'ambiente, nel modulare e nel bonificare tali aspetti primari del sentire umano. In questo contributo, Bion afferma: "una madre comprensiva è in grado di sperimentare l'angoscia che il figlio tenta di introdurre in lei atttraverso l'identificazione proiettiva e di mantenere, ciò nonostante, un sufficiente equilibrio". Se pensiamo al lavoro clinico, spesso ci troviamo di fronte a numersi attaccchi al legame che il paziente porta nel transfert e che osserviamo nei momenti in cui, la possibilità di interiorizzare un oggetto buono, capace di comprendere, si collega ad attacchi crudeli ed invidiosi per poterlo espellere, portando a vissuti persecutori nei confronti dell'oggetto così distrutto ed espulso. Questi movimenti inconsci sono spesso difficili da individuare, perchè mettono lo psicoterapeuta, lo psicoanalista, a contatto con i propri vissuti primari difficili da avvicinare, che possiamo tendere ad insinuare nell'altro, prima di riconoscerli in noi stessi. Un buon percorso personale dovrebbe permetterci di riconoscere la violenza delle nostre identificazioni proiettive, soprattutto quando invade un altro che assume così il ruolo di rappresentante di tutta la distruttività. Rimaniamo attenti al nostro mondo interno e, quando l'invidia o la distruttività appaiono fuori controllo, affidiamoci ad un occhio terzo che possa permetterci di ristabilire i confini tra il dentro e il fuori. Non sempre siamo così coraggiosi. Senza uno sguardo esterno, ci troveremo tristemente a proseguire imbrigliati nelle strette e ambigue maglie di identificazioni proiettve incrociate, mai sciolte e mai osservate da vicino.

Psicoanalisti dell'Associazione Psicoanalitica Gradiva

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