Pensieri dalla lettura “Non dico addio”, di Han Kang

Un libro visionario, poetico, reale. Ci convoca sulla possibilità di sentire l’altro, dentro di noi. Due protagoniste, vite diverse, che si sfiorano, si toccano, con una profondità misteriosamente vorticosa, ma con una delicatezza sottile, come le piume di un uccellino, come le ali di una fafalla, appena percettibili, senza eccedere. Sentieri tra neve e ghiaccio, scivolosi, anche rischiosi. Si è soli in questi passaggi. Dolorosamente alla ricerca delle proprie origini e del significato individuale della vita. Ma resta la speranza di poter precorrere, con un altro nella nostra mente, questi territori. Un altro che ci aiuti a risalire, se ci troviamo su di un terreno scivoloso, instabili sul bordo di un precipizio. Senza far troppo rumore, ma appoggiandoci, come dei rampini per il ghiaccio, ad una forza interna, dove l’altro è irrinunciabilmente presente. La bufera di neve, che può farci sentire schiacciati, seppelliti, morti senza tempo e senza speranza per pensare ancora, contiene un filo che ci lega all’umano, altro da noi, che abita la nostra mente. Il libro ci permette di pensare a quei legami, rispettosi e silenziosamente partecipi, che accompagnano la nostra vita interna, senza pretese di risposta, ma con la delicata leggerezza di una presenza che resta vitale e calda, nonostante il gelo che possiamo attraversare. Quei legami che dobbiamo custodire, con gelosa attenzione, dentro di noi e che scaldano il cuore dell’esistenza.

Psicoanalisti dell’Associazione Psicoanalitica Gradiva

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.