Pensieri dalla lettura del libro “Crepitio di stelle”, di Jon Kalman Stefánsson

Pubblicato il 8 marzo 2026 alle ore 17:00

 

“Crepitio di stelle", un titolo evocativo, d'impatto come questo romanzo. Voci narranti che si intrecciano, nel tentativo di dare corpo e sostanza alle esperienze che si sono attraversate, con lo sguardo del bambino e dell'adulto. Leggerezza che si intreccia con ombre pesanti, tutto può essere narrato: il desiderio, la mancanza, lo sgomento. Un soldatino da bambino può essere pronto alla grande battaglia della vita, mentre il cielo è attraversato dall’oscurità. Chi vedrà quegli arditi schieramenti di soldatini? chi potrà narrarne le gesta? Gli oggetti assumono significati emotivi, raccontano storie, non possono essere ignorati. Umanità logora, sperduta, che non può smettere di sperare, si tramanda tra le generazioni. La psicoanalisi si può trasmettere? cosa possiamo immaginare di tramandare a chi verrà dopo di noi? cosa conserviamo realmente di chi ci ha preceduto?Proviamo a mantenere il rigore del lavoro clinico, inteso come la capacità di tenuta del setting, dell'orario, degli spazi. Sempre di più i pazienti ci chiedono spostamenti di orario, setting da remoto, riduzioni dell'onorario, promesse che salderanno più avanti il costo delle sedute, facendoci sentire accoglienti e capaci di adattarci ai tempi. Fermiamoci a pensare al significato di questi agiti. Ci sentiamo davvero al passo con i tempi se modifichiamo il setting? ciò non vuol dire che rifiutiamo la modernità, ma la pensiamo, in noi stessi e nel continuo confronto con i colleghi. Siamo davvero in grado di lavorare da remoto o di accettare una serie di compromessi, che modificano la cornice entro la quale abbiamo imparato a lavorare? chiediamocelo. Cosa possiamo trasmettere? la fatica di continuare a pensare, anche quando sarebbe più facile chiudere spazi, far finta di nulla. Una psicoanalisi interrotta o sospesa, colleghi che cambiano società di appartenenza, devono spingerci a mantenere il pensiero attivo. Troppo banale pensare che il paziente era troppo grave, i colleghi eccessivamente impulsivi o poco riconoscenti. Trasmettiamo davvero la capacità di fermarci e di pensare. Un'attenzione senza pensiero, fintamente generatrice di significati, ci lascia dove siamo. Senza poter accendere alcuna luce per noi stessi e per l'altro. Proviamo a trasmettere l'umile candela che ha coraggio di schiarire un po' l'orizzonte. Altrimenti saremo perennemente condannati a vedere sempre lo stesso panorama, come i fiordi nordici lambiti dal buio. Non dimentichiamo che l’aurora boreale è uno spettacolo che potremo provare a concederci, se abbiamo la pazienza necessaria e la capacità di tollerare paesaggi ghiacciati.

Psicoanalisti dell'Associazione Psicoanalitica Gradiva 

 

 

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