Rapporto maestro/allievo nelle istituzioni psicoanalitiche e in contesti clinici

Pubblicato il 8 marzo 2026 alle ore 18:10

Non sempre è possibile proseguire in un'istituzione clinica nella quale siamo inseriti. Dobbiamo, allora, trovare spazi più consoni, che possono anche appartenere ad istituzioni diverse, dove possiamo trovare incontri che ci arricchiscono, ma che non nutrono il nostro narcisismo e nei quali non siamo noi a dover nutrire l’altro con la nostra presenza o con i nostri limiti suscitando il bisogno di venirci incontro ad ogni costo. L’allievo e il maestro necessitano l’un l’altro per un tratto di strada, ma poi hanno bisogno di guardarsi negli occhi e vedere la distanza che esiste tra loro. A volte, gli allievi sono impazienti, poco esperti di spazi istituzionali, ed è in queste situazioni che i più anziani possono trasmettere il loro sapere. Altre volte, i maestri sembrano avere un solo occhio funzionante. Restano chiusi in una visione ristretta, senza poter vedere tutta la complessità che si muove di fronte a loro. Per età, per vissuti personali, per gli inevitabili cambiamenti occorsi nelle loro vite, può accedere che i maestri non riconoscano più i loro allievi, ne patiscano le spinte vitali, libere, creative. Ne invidino le nuove capacità nascenti, dimenticando che l’altro, nelle sue necessarie differenze, porta avanti sempre qualcosa che ci appartiene. Nelle istituzioni psicoanalitiche vediamo spesso modalità di funzionare inadeguate al vero incontro con l’altro. Si dimenticano i maestri del passato, le basi teorico-cliniche che abbiamo ricevuto, restando incastrati nella certezza dei vissuti clinici che non possono essere criticati perché personali ed emergenti dall’incontro con il paziente, dimenticato nei suoi reali e complessi bisogni. Il mestiere di psicoanalista non è affidato al sentire creativo dell’artista, ma al lavoro meticoloso e preciso dell’operaio della mente. Dove trovare spazi per crescere internamente, come clinici? Negli incontri umani, vari e diversi, con i maestri di ieri e di oggi, nei libri e nelle relazioni reali, che ci permettano di diventare noi stessi, non una copia malamente riuscita di qualcuno che tenta così di essere eterno, rivivendo incessantemente se stesso attraverso di noi. Quando ci troveremo noi nella posizione di maestri, proviamo a lasciare lo spazio a chi, con capacità e coraggio, erediterà ciò che siamo riusciti a trasmettere, facendolo diventare altro da noi. Proviamo ad imparare ad essere grati a chi ci insegna qualcosa che non avevamo già in mente, a chi è più bravo di noi, a chi può permetterci di migliorare. Se non riusciremo in questa difficile impresa, riconoscendo prima di tutto i nostri limiti, i nostri allievi futuri ce ne chiederanno conto.

Psicoanalisti dell’Associazione Psicoanalitica Gradiva

 

 Di seguito il dipinto del 1470/1475 "Battesimo di Cristo", Verrocchio-Leonardo, conservato nella galleria degli Uffizi. Lo storiografo Giorgio Vasari racconta: "per l’esecuzione del dipinto Andrea Del Verrocchio lavorò con il suo giovane allievo Leonardo, che eseguì con straordinaria maestria la figura dell’angelo a sinistra, così da indispettire il più anziano Verrocchio".

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