La scelta del percorso formativo

Pubblicato il 8 marzo 2026 alle ore 18:15

La scelta di un percorso formativo come psicoterapeuta o come psicoanalista è un momento importante. I primi colloqui ci permettono di incontrare, con la mente e con il corpo, i maestri che ci accompagneranno per un tratto di strada. Le sensazioni, le percezioni, i segnali emotivi e fisici ci consentono di sentire la qualità dell'incontro, i nostri movimenti profondi. E questo avviene anche nelle supervisioni: risuonano nella nostra mente i luoghi in cui camminiamo, l'esperienza del dialogo, intenso, reale, faticoso. Siamo preoccupati quando i primi colloqui e le supervisioni avvengono da remoto, come in alcune società psicoanalitiche e psicoterapeutiche. Quanto perdiamo nella nostra capacità di sentire? quanto perdono i maestri nella conoscenza profonda dei loro allievi, presenti e futuri? Quando accade che le spinte narcisistiche dei maestri sono elevate e il bisogno di emulare è centrale negli allievi, si possono creare situazioni confusive, dove si rischiano sterili appiattimenti o pericolose deviazioni. Tutto può diventare annacquato, nessuna fermata in una corsa verso l'acquisizione di capacità fasulle. Non accettiamo questo tipo di formazione, chiediamo rigore, fatica, corpo. Se non abbiamo sperimentato un incontro autentico, dunque complesso, come potremo percorrere la strada di una formazione rigorosa? Ci incanaleremo per i sentieri dell'impostura, provando poco piacere nel lavoro clinico e cercando nuovi adepti che ammirino il nostro modo di innovare, dimenticando che la nostra capacità clinica non può prescindere né dalla mente né dal corpo, come la teoria e la clinica psicoanalitica ci hanno insegnato.

Psicoanalisti dell’Associazione Psicoanalitica Gradiva

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