Analisi terminabile o interminabile? Così Sigmund Freud parla dei tempi di un percorso psicoanalitico e della necessità di proseguire, nel corso della vita, a riflettere su cosa accade dentro e fuori di noi. Il tempo di una psicoanalisi è qualcosa di molto rilevante. Nessun clinico può pensare che un percorso di cura non abbia conclusione. Cosa vuole dire concludere un’analisi? La conclusione, se ci troviamo in una situazione seria e rigorosa, è un momento centrale in una analisi. Concludere vuole dire riconoscere la strada fatta, poter vedere anche ciò che non si è potuto fare, confrontarsi con la differenziazione, la conclusione, il dolore, ma anche la speranza. Non è raro incontrare percorsi psicoanalitici di lunga durata, che non possono mai giungere ad una reale conclusione, mantenendo incontri, frequenti o sporadici, che non permettono una chiarezza del setting. Spesso si parla di tempi interminabili perché legati ad una sofferenza che non si riesce a sciogliere, oppure ad una formazione clinica che deve proseguire per lungo tempo. Tali situazioni ci mostrano una difficoltà seria nell’applicazione della tecnica psicoanalitica, di fronte alla quale il clinico dovrebbe riferirsi ad un gruppo di colleghi per comprendere cosa sta avvenendo. Ogni psicoanalisi inizia portando in se la possibilità della fine. Può accadere che un’analisi non permetta i risultati che sia il paziente sia il clinico si aspettano. Tale situazione conduce ad un confronto con la realtà e all’abbandono dell’onnipotenza. A volte, lo psicoanalista tende a sentirsi onnipotente ed a confidare nelle proprie capacità per risolvere ogni tipo di disagio psichico. Sappiamo che la mente umana è misteriosa e che, nell’umile applicazione della tecnica che abbiamo appreso in una formazione seria e rigorosa, non abbiamo la sicurezza del successo, ma la possibilità di apertura di spazi. Può capitare che, con alcuni pazienti, le vicende del transfert e del controtransfert presentino degli elementi che l’analista non riesce ad elaborare. In queste situazioni, è fondamentale cercare uno spazio di supervisione che ci aiuti a superare un eventuale stallo della situazione. Permettiamoci di guardare i nostri limiti e di non sentirci onnipotenti di fronte al nostro dolore e a quello dell’altro. Quando i percorsi di analisi si allungano a dismisura, riflettiamo sul significato di questa situazione e troviamo degli spazi di pensabilità. Speriamo di incontrare, nel nostro percorso, psicoanalisti che ci permettano di prendere contatto con l’impotenza, con la realtà e con il limite dello strumento psicoanalitico, la cui applicazione deve rimanere ancorata ad una tecnica in grado di usare il timing, l’interpretazione, l’elaborazione della separazione e della conclusione. Una buona analisi, nel momento della sua conclusione, ci permette di mantenere viva la speranza di poter camminare da soli, proteggendo dentro di noi l’interminabilità della relazione analitica, di cui parlava Freud, che potrà accompagnarci, nel nostro mondo interno, nel corso delle esperienze della vita.
Psicoanalisti dell’Associazione Psicoanalitica Gradiva
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