La verità in psicoanalisi

Pubblicato il 8 marzo 2026 alle ore 18:36

Molti autori in campo psicoanalitico hanno parlato del concetto di verità e di come la verità psichica interna conduca a vissuti e impressioni specifiche, che non sono sempre riconducibili a fatti della realtà esterna. A partire da Freud, molti autori si sono interrogati sul ruolo delle fantasie nella strutturazione e nell’articolazione dell’apparato psichico. L’idea freudiana di fantasia inconscia si collega al modello topografico della mente e ne troviamo alcuni aspetti nel capitolo sette dell’Interpretazione dei Sogni: le fantasie vengono represse quando il loro contenuto è inaccettabile alla coscienza. Quando tali fantasie vengono respinte nell’inconscio, partecipano al processo primario e non si distinguono dalle memorie e, quindi, dalla verità interna. Se pensiamo alla Klein, le fantasie inconsce si trovano alla base di ogni processo mentale e sono in costante rapporto con la realtà esterna. Successivamente, molti autori significativi, come Isacs, Bion, Ogden, si sono interrogati su queste tematiche. Come possiamo, allora, distinguere la verità dalla fantasia? Nel lavoro psicoanalitico non possiamo operare tale distinzione in modo netto. Possiamo osservare il complesso intreccio tra il principio di realtà e il principio di piacere, vedere il lento e complesso dispiegarsi dell’inconscio, che lentamente lascia spazio a nuove funzioni mentali, che permettono di entrare in contatto con aspetti di distinzione, di separazione e di separatezza. Fortunatamente, fuori dalla stanza dell’analisi, l’esame di realtà può essere mantenuto, ed è importante che le istituzioni che si occupano di psicoanalisi e di psicodinamica evitino di funzionare secondo le logiche del processo primario, alterando aspetti di verità. Quando ci troviamo in un gruppo che opera secondo il processo primario, vediamo in azione dinamiche arcaiche, irrazionali ed affettive caratterizzate da condensazione, spostamento e ricerca di gratificazione immediata, costruendo gruppi in cui si polarizzano fazioni di amici e di nemici. Quando questi aspetti si contrappongono al processo secondario, non siamo più in grado di costruire una storia di gruppo, logica e razionale, che ci permetta di fare emergere le pulsioni inconsce ed integrarle, trasformando l’esperienza emotiva fuori controllo in una narrazione condivisa. Per questo, è importante avere dei documenti sul passato o più attuali, che ci aiutino a comprendere la storia dei gruppi umani, a capirne l’evoluzione e ad interrompere l’eterna ripetizione di aspetti scissi che appartengono al processo primario e non posso essere elaborati, offuscando la trama della verità.

Psicoanalisti dell’Associazione Psicoanalitica Gradiva

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