La realtà e la psicosi rappresentano due concetti fondamentali del lavoro psicoanalitico, approfondito da molti autori come Freud, Bion, Rosenfeldt, Amati Mehler e altri. Nella complessità del pensiero psicoanalitico, che ci porta a rileggere e a ripensare le parole dei maestri, nel tentativo di padroneggiare concetti complessi e intrecciati, non possiamo dimenticare l'importanza del rimanere ancorati alla realtà. Intendiamo per realtà, nel lavoro dello psicoanalista, anche la conoscenza profonda di concetti come transfert, controtransfert, responsività di ruolo, identificazioni primarie arcaiche, comunicazione pre-simboliche, elaborazione delle proiezioni e molti altri. La lettura dei testi dei maestri ci permette di riflettere sui concetti teorici alla base della nostra professione di psicoanalisti. Testi che rimangono validi, nel tempo, e necessari al nostro pensiero. Ciò non vuol dire che non si possa guardare ai cambiamenti, alle nuove articolazioni del pensiero psicoanalitico. Ma dobbiamo ben distinguere tra integrazione, pensieri in evoluzione, utili per l'accrescimento del sapere e una forma ambigua di innovazione, che può strabordare nella violazione. La creatività dell'analista non ha a che fare con il giustificare nuovi setting, nuove regole dell'interpretazione e del contatto con il paziente. Attiene, invece, a modalità sempre più articolate nel pensare alle difese che, nelle incessanti trasformazioni degli ambienti umani, permangono immutate ad irrigidire l'apparato psichico. Allora, lo psicoanalista che avvicina fisicamente il suo paziente per consolarlo, che non mantiene il setting, che rompe clandestinamente il lento incedere della tenuta psichica, che offre rassicurazioni concrete, che non richiede il pagamento delle sedute, spostandolo a tempi futuri, creando debiti concreti ed emotivi, non rappresenta un maestro, ma un collega in difficoltà, che abbandona la realtà per incontrare, senza accorgersene, aree psicotiche della sua mente.
Psicoanalisti dell'Associazione Psicoanalitica Gradiva
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