Un breve scritto molto intenso e significativo, in cui i rimandi alla clinica presentata permettono di comprendere meglio gli aspetti teorici. Il processo che porta a vedere l'altro come una persona separata che prova gioia, dolore, ed è capace di essere creativo e di offrirci qualcosa di buono è, nei casi di crudeltà di cui parla l'autore, estromesso malvagiamente dalla percezione. Il risultato è una mente ristretta. Il restringimento della percezione riduce la raffigurazione mentale dell'oggetto totale, impedendo così l'accesso alla consapevolezza dell'amore e del senso di colpa. Quindi, l'oggetto deve essere ideale, l'analista, come anche il paziente; in queste situazioni viene introiettato un Super-Io sadico e vendicativo. Un ambiente sfavorevole, come quello delle prime cure oppure quello che si crea nell'analisi oppure nelle istituzione psicoanalitiche, può sostenere il delirio di onnipotenza, fornendo la crudeltà onnipotente come l'unico modello per l'identificazione: se tale modello viene respinto, non è possibile rimanere nella relazione. Il ruolo di un analista adeguato, di fronte a questa situazione, è aiutare il paziente ad ampliare la sua percezione contro i continui e sistematici attacchi volti a mantenere ristrette sia la propria mente sia quella dell'analista e di fornire il giusto ambiente con un'analisi accurata. La maggiore comprensione dell'analista deve essere contrapposta alla ristrettezza mentale, in quanto strumento che può modificare la crudeltà e permettere alla bontà di intervenire, alla forza di affrontare l'odio, alla capacità di riparare di affrontare la distruzione. E' così possibile offrire una casa a nuove esperienze relazionali positive, cioè permettere agli aspetti buoni della casa originaria di essere rimessi in casa, cioè nella mente del paziente. Una madre interna esiliata può così ritornare ad essere ammessa in casa, di nuovo alleata della bontà, nel compito di mitigare la crudeltà. Questo saggio, anche attraverso materiale clinico, esamina come operano i processi che portano ad un significativo ristringimento mentale e il modo in cui, in virtù della proiezione, le interpretazioni dell'analista siano percepite come crudeli e il paziente faccia in modo di restare chiuso in quetso circolo vizioso. Nelle istituzioni psicoanalitiche queste dinamiche possono presentarsi molto frequentemente, spesso inglobando gruppi che portano una logica ristretta, incapaci di vedere oltre la propria onnipotenza e le proprie aree cieche che non sono state sufficientemente analizzate e che tornano in primo piano nel corso del ta sempre aperto un dialogo tra le generazioni, proprio per evitare che la chiusura di gruppi di potere, soprattutto analisti che si avviano alla conclusione della loro carriera, prenda il sopravvento sulla trasmissione del sapere nel corso del tempo. Si perde di vista, così, il benessere di un'istituzione, a scapito di brevi ed effimeri spazi di illusorio potere, che non rappresentano mai occasioni formative utili, ma esercizi di dominio che non accrescono la conoscenza nè di chi inizia a formarsi, nè di chi ha già esperienza in campo clinico.
Psicoanalisti dell'Associazione Psicoanalitica Gradiva
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