Intervista alla Dott.ssa Luisa Carbone

Pubblicato il 11 marzo 2026 alle ore 17:46

Domanda - dott.ssa Giorgia Acchioni
Oggi si parla molto delle trasformazioni della clinica e dei servizi. Dal Suo punto di vista, che cosa significa fare psicoanalisi infantile oggi e quali cambiamenti ha osservato, nel tempo, nel modo di pensare e curare la sofferenza infantile?

Risposta - dott.ssa Luisa Carbone 
La psicoanalisi infantile ha attecchito con un certo ritardo rispetto all’analisi degli adulti, e questo è avvenuto anche perché in Italia l’introduzione della psicoanalisi in generale è stata più lenta. In particolare, il lavoro psicoanalitico con i bambini ha iniziato a svilupparsi quando alcune figure fondamentali – penso a Gianna Polacco, a Meltzer e ad altri analisti inglesi – hanno contribuito a organizzare un training in Italia. Parallelamente, anche la neuropsichiatria infantile, con figure come Giannotti, Giannakoulas e, prima ancora, Bollea, ha iniziato a muoversi in questa direzione. Parliamo comunque di un periodo relativamente recente. In una prima fase, il lavoro psicoanalitico con i bambini si è sviluppato soprattutto all’interno dei servizi pubblici, dove l’approccio psicodinamico era molto presente. Penso, ad esempio, ai servizi materno-infantili, nei quali ho lavorato anch’io e che ho anche diretto. In questi contesti si svolgevano psicoterapie infantili con approcci diversi, ma accomunati da una forte attenzione alla dimensione affettiva e relazionale. L’idea era quella di accogliere bambini, famiglie e successivamente anche adolescenti all’interno di percorsi di cura fondati su una prospettiva psicodinamica e clinica. Nei servizi pubblici si è sviluppata una cultura del lavoro clinico molto articolata, che includeva valutazioni psicodinamiche, assessment, psicoterapie brevi e, nei casi più complessi, anche psicoterapie intensive. Questi servizi sono stati per anni luoghi di grande vitalità clinica, anche perché vi lavoravano professionisti che operavano contemporaneamente in altri ambiti, come la scuola o i servizi di secondo livello. Questo ha contribuito a creare una cultura clinica ricca e una produzione teorica significativa. Lo strumento dell’osservazione, appreso anche nei contesti formativi, è stato centrale nello sviluppo di questa sensibilità clinica e ha permesso di comprendere quanto fosse importante, in alcuni casi, intervenire precocemente, anche in un’ottica preventiva. Col tempo, attraverso lo studio dei casi e il confronto clinico, è emerso chiaramente che esistono situazioni di grande gravità già nelle fasi precoci dello sviluppo, che richiedono interventi specifici. Ciò che oggi dispiace, e su cui credo sia necessario riflettere, è che la cultura dell’intervento psicoterapeutico sull’infanzia sembra essere sempre meno praticata, o sostituita quasi esclusivamente da interventi riabilitativi. Dal punto di vista psicoanalitico, riteniamo invece fondamentale creare contesti in cui il bambino possa portare le proprie esperienze emotive, soprattutto quando sono sostenute da angosce profonde e invalidanti. Gli interventi che accolgono l’angoscia infantile – attraverso il gioco, il disegno, la relazione – permettono di comprendere molto meglio quanto gli aspetti cognitivi siano strettamente intrecciati alle dimensioni affettive, all’ansia e alla fiducia nella relazione con gli adulti.

Domanda - dott.ssa Giorgia Acchioni
Nel lavoro clinico contemporaneo la diagnosi occupa spesso una posizione centrale e molti interventi risultano orientati prevalentemente in senso riabilitativo. In che modo, secondo Lei, alcune etichette diagnostiche rischiano di oscurare la soggettività del bambino e come la clinica può mantenere uno spazio di pensiero aperto?

Risposta - dott.ssa Luisa Carbone 
Credo che l’approccio esclusivamente riabilitativo presenti delle criticità già alla sua origine. Un bambino che soffre, che è in ansia, tutto chiede tranne che essere semplicemente esaminato. Ciò di cui ha bisogno, innanzitutto, è essere compreso. Il bambino – e anche l’adolescente – ha bisogno di uno spazio diverso da quello familiare, uno spazio in cui poter portare le proprie angosce, ma anche il senso dei propri limiti, delle proprie difficoltà. Un approccio valutativo e diagnostico, quando diventa dominante, rischia di escludere completamente la dimensione affettiva e relazionale del funzionamento psichico. A questo spesso segue un intervento riabilitativo che, invece di essere temporaneo e mirato – come potrebbe essere utile in alcuni momenti – diventa una modalità stabile. In questo modo può trasformarsi in una sorta di scappatoia rispetto all’angoscia, sia legata al compito, sia alle difficoltà cognitive. È vero che alcuni supporti possono essere utili, ma quando diventano permanenti rischiano di rafforzare nel bambino l’idea di avere un deficit strutturale, un handicap che lo accompagnerà per tutta la vita. Questo può favorire un vissuto di dipendenza dagli strumenti compensativi e un progressivo allontanamento dal desiderio di apprendere e di mettersi in gioco. Il rischio è che il bambino cresca con la sensazione di doversi sempre appoggiare a scorciatoie, anziché sviluppare fiducia nelle proprie capacità. In questo senso, la clinica ha il compito di mantenere aperto uno spazio di pensiero sulla soggettività, evitando che la diagnosi diventi un’etichetta che chiude il processo di comprensione, invece di aprirlo.

L’intervista si conclude con una riflessione condivisa sull’importanza di un approccio clinico che tenga insieme affettività, pensiero e sviluppo, senza ridurre la complessità della sofferenza infantile a categorie rigide.

Cenni biografici

Luisa Carbone è psicologa e psicoterapeuta didatta dell’AIPPI (Associazione Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Infanzia dell’Adolescenza della Famiglia); dell’AIPPI è stata Segretario Scientifico e Presidente. È stata Psicologo Dirigente della ASL RME con incarichi di coordinamento del Servizio Materno Infantile. Successivamente ha organizzato e diretto un Servizio per Adolescenti e Giovani Adulti fino al 1998. È stata Professore a Contratto presso la Facoltà̀ di Psicologia e presso la Scuola di Specializzazione dell’Università̀ degli Studi di Roma La Sapienza fino al 2000. È stata Membro del Comitato Esecutivo dell’AGIPSA, nei primi due mandati, e Vicepresidente del primo Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio; è Socia della SIEFPP È stata Fondatore e Condirettore della Rivista: Prospettive Psicoanalitiche nel Lavoro Istituzionale. Il Pensiero Scientifico Editore e Fondatore e Condirettore della Rivista: Richard e Piggle: studi psicoanalitici del bambino e dell’adolescente, ll Pensiero Scientifico Editore.

Alcuni suoi scritti

Carbone L. (1984), Luci ed ombre su un’istituzione nata di recente: L’Asilo Nido. In: Prospettive psicoanalitiche nel lavoro istituzionale. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Carbone L. (1989), È sempre il gruppo sociale uno strumento di cambiamento evolutivo? In: Prospettive psicoanalitiche nel lavoro istituzionale. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Carbone L. (1992), Intervento psicologico-clinico nel Servizio materno infantile. In: Modelli del Mentale e Intervento Psicologico. Roma, La Nuova Italia Scientifica.

Carbone L. (1996), Introduzione al Focus: Nodi della tecnica. In: Richard e Piggle, vol.1. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Carbone L. (1996), La consultazione con gli adolescenti. L’uso della metafora. In: Richard & Piggle, vol.4,1. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Carbone L. (1997), Il Servizio per gli adolescenti come sistema genitoriale accessorio, in “Separazione e solitudine in adolescenza”. Roma, Borla.

Carbone L. (2001), La fase di accoglimento in un servizio per adolescenti e giovani adulti in situazioni di crisi, in I disturbi di personalità in adolescenza. Roma, F. Angeli.

Carbone  (2006), (a cura di). Pubertà e Adolescenza. Milano, Franco Angeli.

Carbone  L., Andreassi S. (2007), Il Servizio per gli adolescenti come sistema genitoriale accessorio. L’elaborazione di un lutto, in Novelletta A., Ricciardi C. (a cura di), Separazione e solitudine in adolescenza. Roma, Borla

Carbone  L. (2008), (a cura di). Bion e la Psicoanalisi Infantile. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Carbone  L. (2010), Pubertà, area dell’après-coup e crocevia dell’edipo, in Carbone P. (a cura di), L’adolescente prende corpo. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Carbone  L. ( 2020 ), La psicoanalisi dell’infanzia e dell’adolescenza nel tempo della pandemia. In Richard & Piggle, vol. 28, 4. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.