Resoconto corso di clinica psicoanalitica- 23/05/2026
Sabato 23 maggio, presso la sede dell’Associazione Psicoanalitica Gradiva, si è svolto il seminario del Corso di Clinica Psicoanalitica dal titolo: Somatizzare: il processo analitico come esperienza incarnata, condotto dal Dr. Domenico Timpano. Attraverso un approfondimento teorico e clinico, il seminario ha proposto una prospettiva tesa al superamento del dualismo mente-corpo, descrivendo l’esperienza umana come intrinsecamente incarnata: una dimensione nella quale corporeità, affetti, pensieri e relazioni partecipano congiuntamente all’organizzazione dell’esperienza. A partire dal pensiero di Donald Winnicott e dalla nozione di psiche-soma, è stata evidenziata la possibilità di superare una separazione rigida tra dimensione mentale e corporea e di distinguere tra:
una mente integrata al corpo, come funzione organizzativa dell’esperienza; una mente difensiva o ipertrofica, orientata al controllo e alla compensazione di stati interni difficilmente tollerabili. In questa prospettiva, di fronte a un sintomo corporeo, il lavoro clinico non si esaurisce nella ricerca del suo significato simbolico, ma richiede di interrogarsi sulla funzione che quella specifica configurazione corporea svolge nell’economia psichica complessiva del paziente. Il fenomeno corporeo può infatti assumere, in momenti diversi, funzioni differenti: rendere più tollerabile uno stato interno; offrire un’efficace modalità di regolazione; proteggere da altre forme di vulnerabilità; focalizzare un’esperienza altrimenti diffusa o incontenibile. In tal senso, il sintomo corporeo può rappresentare, in un dato momento, la forma più organizzante e gestibile dell’esperienza del paziente. Attraverso la presentazione di un caso clinico, è stata approfondita, in particolare, la funzione della focalizzazione corporea: il sintomo fisico, concentrando totalmente l’attenzione del paziente, permette di delimitare l’angoscia e renderla maggiormente sopportabile. È stato inoltre sottolineato come il corpo, in questo modo, introduca l’esperienza dell’alterità, mostrando al paziente l’esistenza di una dimensione non completamente controllabile e favorendo gradualmente l’accesso a forme più evolute di riconoscimento dell’alterità psichica. Affinché il sintomo fisico possa svolgere la sua funzione, è necessario però che il clinico non sia precipitoso nell’interpretarne il significato. Un intervento troppo precoce rischierebbe, infatti, di compromettere una difesa ancora necessaria, esponendo il paziente a livelli di angoscia non elaborabili. Talvolta, il compito principale del clinico è proprio restare con il paziente dentro quell’esperienza, tollerandone insieme la portata.
Nel caso clinico presentato, un passaggio significativo del processo analitico avviene nel momento in cui l’analista descrive il ruolo del sintomo corporeo, sotto forma di ipotesi condivisa, favorendo l’emersione di nuove immagini nelle verbalizzazioni del paziente: ciò che prima poteva organizzarsi unicamente attraverso il corpo, ora può avvicinarsi progressivamente alla rappresentazione psichica.
Questo mostra come talvolta, prima che qualcosa possa essere pensato o rappresentato, deve diventare più tollerabile sul piano dell’esperienza. La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla supervisione di un caso clinico presentato dalla Dr.ssa Giada Di Veroli, che ha permesso di approfondire un’ulteriore funzione del sintomo somatico: l’utilizzo della dimensione corporea come modalità di negazione della dipendenza e di mantenimento dell’illusione di controllo sull’oggetto. Entrambi i casi clinici discussi hanno mostrato la presenza di un funzionamento mentale ipertrofico, espressione di uno scollamento dall’unità psiche-soma. In tale prospettiva, il sintomo corporeo può essere compreso anche come tentativo di ristabilire un contatto con quella continuità originariamente compromessa. Il seminario del 23 maggio ha quindi offerto un’importante occasione di riflessione sul fenomeno corporeo, considerato non soltanto come espressione simbolica di un conflitto rimosso, bensì come una modalità attraverso cui l’esperienza tenta di organizzarsi e prendere forma. Il corpo può così diventare, all’interno del processo terapeutico, una fondamentale componente trasformativa.
Giorgia De Santis
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